Il disagio abitativo cresce: 20.000 famiglie rischiano di restare senza casa mentre la Regione Sicilia si distingue per un pericoloso immobilismo

Sunia Sicet e Uniat esprimono la loro grande preoccupazione e ritengono che, in un contesto in cui disuguaglianze e povertà aumentano, occorre proteggere socialmente chi è rimasto indietro e chi è meno protetto, come chi ha perso il lavoro, chi aveva già il problema dell’abitare ed oggi sta precipitando verso l’emergenza abitativa, chi non riesce più a pagare i canoni d’affitto e sta per perdere la casa.

L’abitare è un nodo non risolto che questa crisi ha esasperato.

La Regione Sicilia non ha in questi anni provveduto a varare alcun provvedimento per far fronte al grave disagio delle famiglie in ordine al sostegno economico all’affitto ma si è limitata a erogare solo parte dei finanziamenti statali che hanno comunque una natura emergenziale.  Così come non ha provveduto a programmare nuova edilizia popolare nè a riformare i sistemi di gestione del patrimonio abitativo pubblico.

Pensiamo che vadano colmati i ritardi perché   non c’è più tempo da perdere per costruire le fondamenta di un nuovo welfare abitativo e che i provvedimenti sull’abitare debbano essere inquadrati in un disegno che dia un senso compiuto alla politica abitativa

Avendo chiari i numeri del profondo disagio abitativo, basterebbe pensare che in Sicilia il numero degli sfratti raddoppierà rispetto al 2019 ne sono attesi 20.000, abbiamo chiaro che è necessario riscrivere gli strumenti con cui si ricostruisce la coesione sociale e quindi anche il diritto alla casa.

Grande preoccupazione poi suscita la prossima ripresa degli sfratti per morosità, la gran parte incolpevole, in assenza di misure adeguate ad evitarli.

Queste le nostre proposte:

  • Istituire una cabina di regia sulla difficoltà abitativa tra le varie istituzioni;
  • Prevedere nella finanziaria regionale e nei bilanci degli Enti locali annualmente finanziamenti per l’abitare;
  • Stanziare somme congrue da assegnare ai comuni per affrontare l’emergenza sfratti e per l’accompagnamento da casa in casa;         
  • Costituire l’Osservatorio ex L.431/98, aprendolo alle parti sociali, per l’osservazione e lo approfondimento delle banche dati sull’abitare;
  • Prevedere l’utilizzazione in maniera prevalente per fini abitativi del patrimonio immobiliare confiscato alla mafia;
  • Prevedere l’Istituzione delle commissioni provinciali per la graduazione degli sfratti e per la mediazione tra inquilini e proprietari anche con l’utilizzazione di parte delle risorse per il contributo all’affitto;
  • Attivare a livello comunale (o sovracomunale) le Agenzie Sociali per l’Abitare, che fungano da supporto per chi si trova in condizioni di difficoltà abitativa e che abbiano una funzione di coordinamento dei programmi e delle risorse del nuovo welfare abitativo
  • Attivare il confronto con le parti sociali per la ridefinizione dell’impianto normativo dell’edilizia residenziale sociale (e quindi anche dell’edilizia residenziale pubblica), identificando nuove risposte ai nuovi bisogni che la crisi sta delineando.

È veramente intollerabile la sottovalutazione di un problema serissimo che sta comportando per tante famiglie la perdita della serenità, della dignità e di alcuni diritti come quello alla salute e ad una crescita armoniosa per i minori, è veramente intollerabile che in questa tanto decantata ripresa della corsa al benessere si lascino indietro tante donne e uomini per i quali sembra non esserci un futuro.

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